3 marzo 2007, eclissi di luna
Majakovskij scrive il poema “Di questo” nel 1922. Lui e Lilja Brik hanno deciso di interrompere la loro relazione sentimentale. Il loro amore era scoppiato nel luglio 1915. Lilja è la moglie di Osip Brik: “Quando dissi a Osip che Majakovskij e io ci eravamo innamorati, tutti e tre, d’accordo, decidemmo di non separarci mai l’uno dall’altro” (L. Brik). Non sarà semplice, come si può facilmente immaginare, e la loro storia vivrà momenti di grande turbolenza.
Questo che vi propongo è il brano finale: Majakovskij, ormai morto, chiede al “compagno chimico”, che lavora nel “laboratorio delle resurrezioni umane” di un ipotetico e lontanissimo futuro, di farlo resuscitare.
Ho scelto il finale perché rappresenta un grido straziante di speranza per il futuro, per un modo completamente rivoluzionario di vivere i sentimenti e la famiglia.
L’ho scelto proprio perché invece in questo momento, nel nostro paese, soffiano venti cupi di recessione.
E’ riduttivo citare solo questo finale, il poema è talmente bello e appassionato che merita veramente di essere letto integralmente e, come ho scritto in precedenza, ripreso più volte.
Leggetelo nella traduzione di Ignazio Ambrogio.
Amore
Forse,
forse un giorno
da un viottolo dello zoo
lei,
lei che amava le bestie,
entrerà nel parco,
sorridente,
come nella foto sul tavolo.
E’ tanto bella lei,
certo rinascerà.
Il vostro
trentesimo secolo
sorvolerà
lo sciame di inezie che dilaniano il cuore.
Ci ripaghiamo ormai
dell’amore non vissuto
con le stelle di notti senza fine.
Risuscitami,
non foss’altro perché
da poeta
t’ho atteso,
ripudiando le assurdità d’ogni giorno!
Risuscitami,
anche solo per questo!
Risuscitami:
voglio vivere tutta la mia vita!
Perché non ci sia più l’amore ancella
di matrimoni,
di lascivia
e d’un pezzo di pane.
Maledicendo i letti,
balzando su dal materasso,
si espanda l’amore in tutto l’universo.
Perché il giorno,
che il dolore degrada,
non sia mendicato per amor di Cristo.
Perché tutta la terra
si rivolti
al primo grido:
“Compagno!”.
Perché possa
nella famiglia
d’ora in poi
essere padre almeno l’universo,
essere madre almeno la terra.

