giovedì 10 gennaio 2008


3 marzo 2007, eclissi di luna

Majakovskij scrive il poema “Di questo” nel 1922. Lui e Lilja Brik hanno deciso di interrompere la loro relazione sentimentale. Il loro amore era scoppiato nel luglio 1915. Lilja è la moglie di Osip Brik: “Quando dissi a Osip che Majakovskij e io ci eravamo innamorati, tutti e tre, d’accordo, decidemmo di non separarci mai l’uno dall’altro” (L. Brik). Non sarà semplice, come si può facilmente immaginare, e la loro storia vivrà momenti di grande turbolenza.

Questo che vi propongo è il brano finale: Majakovskij, ormai morto, chiede al “compagno chimico”, che lavora nel “laboratorio delle resurrezioni umane” di un ipotetico e lontanissimo futuro, di farlo resuscitare.

Ho scelto il finale perché rappresenta un grido straziante di speranza per il futuro, per un modo completamente rivoluzionario di vivere i sentimenti e la famiglia.
L’ho scelto proprio perché invece in questo momento, nel nostro paese, soffiano venti cupi di recessione.

E’ riduttivo citare solo questo finale, il poema è talmente bello e appassionato che merita veramente di essere letto integralmente e, come ho scritto in precedenza, ripreso più volte.
Leggetelo nella traduzione di Ignazio Ambrogio.

Amore

Forse,
forse un giorno
da un viottolo dello zoo
lei,
lei che amava le bestie,
entrerà nel parco,
sorridente,
come nella foto sul tavolo.
E’ tanto bella lei,
certo rinascerà.
Il vostro
trentesimo secolo
sorvolerà
lo sciame di inezie che dilaniano il cuore.
Ci ripaghiamo ormai
dell’amore non vissuto
con le stelle di notti senza fine.
Risuscitami,
non foss’altro perché
da poeta
t’ho atteso,
ripudiando le assurdità d’ogni giorno!
Risuscitami,
anche solo per questo!
Risuscitami:
voglio vivere tutta la mia vita!
Perché non ci sia più l’amore ancella
di matrimoni,
di lascivia
e d’un pezzo di pane.
Maledicendo i letti,
balzando su dal materasso,
si espanda l’amore in tutto l’universo.
Perché il giorno,
che il dolore degrada,
non sia mendicato per amor di Cristo.
Perché tutta la terra
si rivolti
al primo grido:
“Compagno!”.
Perché possa
nella famiglia
d’ora in poi
essere padre almeno l’universo,
essere madre almeno la terra.


mercoledì 2 gennaio 2008

Le tranche settimanali


Madrid, aprile 2007


Per iniziare il nuovo anno vi propongo questa divertente e originale riflessione che si trova nel romanzo “L’uomo dei cerchi azzurri”di Fred Vargas (si tratta di una donna, non fatevi ingannare dal nome, che comunque è uno pseudonimo…).

Mathilde, uno dei personaggi del romanzo, spiega al protagonista, il commissario Adamsberg, la sua particolare teoria delle tranche settimanali…

“La mia idea è che lunedì-martedì-mercoledì formano una tranche di settimana, la tranche 1. Quello che succede nella tranche 1 è molto diverso da quello che succede nella tranche 2 (giovedì-venerdì-sabato)…A ben guardare, ci sono molte più sorprese importanti nella tranche 1, in generale, dico in generale, e più avventatezza e divertimento nella tranche 2. Questione di ritmo. Non c’è mai alternanza, diversamente dai parcheggi per le auto in alcune vie, dove per due settimane puoi lasciare la macchina e per altre due non la puoi più lasciare. Perché? Per far riposare la via? Per tenerla a maggese? Mistero. Comunque sia, con le tranche settimanali non cambia mai. Tranche 1: ti interessi, credi a delle cose, trovi delle robe. Dramma e miracolo antropici. Tranche 2: non trovi un bel niente, impari zero, vita insignificante, e via discorrendo. Nella tranche 2 c’è molto chissà chi con chissà cosa, e bevi parecchio, mentre la tranche 1 è più importante, questo è chiaro. Praticamente, una tranche 2 va liscia di suo, o diciamo che non ha un grande peso. Ma una tranche 1, quando va in vacca come quella di questa settimana, è un bel casino. Poi è anche successo che al caffè come menu c’era spalla di maiale con le lenticchie. A me la spalla di maiale con le lenticchie mi butta giù di morale. Sconforto puro. E questo in piena fine tranche 1. Proprio una sfiga, quella cazzo di spalla di maiale…la domenica è la tranche 3. Solo la giornata fa una tranche intera, per dire come è delicata. La tranche 3 è lo scompiglio. Se metti insieme una spalla di maiale con le lenticchie e una tranche 3, a dire il vero non ti resta che morire.”

Buon anno a tutti!


mercoledì 19 dicembre 2007

La rosa


La rosa
no buscaba la aurora:
casi eterna en su ramo,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba ni ciencia ni sombra:
confín de carne y sueño,
buscaba otra cosa.

La rosa,
no buscaba la rosa.
Inmóvil por el cielo
buscaba otra cosa.


La rosa
non cercava l’aurora:
quasi eterna sul ramo,
cercava altra cosa.

La rosa
non cercava né scienza né ombra:
confine di carne e di sogno,
cercava altra cosa.

La rosa,
non cercava la rosa.
Immobile nel cielo
cercava altra cosa.


Federico Garcia Lorca, 1936

sabato 15 dicembre 2007

Che tu sia per me il coltello


3 aprile

Myriam,

tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.

Ti ho vista l’altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato “professoressa”. Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. E’ tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettasi di ricevere delle lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo. Non che la mia vita sia così interessante (non lo è, e non mi lamento), ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare. Intendo qualcosa che non immaginavo si potesse dare a un estraneo. Inutile dire che questo non comporta obblighi da parte tua, non devi far nulla (sono quasi certo che non mi risponderai). Ma se, malgrado tutto, un giorno vorrai farmi sapere che leggi le mie lettere, troverai sulla busta il numero della casella postale che ho affittato questa mattina e che è destinata solo a te.

Se mi devo spiegare, allora è tutto inutile: non sentirti in dovere di rispondere, probabilmente mi sono sbagliato sul tuo conto. Ma se sei tu quella che ho visto stringersi nelle braccia con un cauto sorriso, credo che capirai.

Yair W.


Così inizia uno dei libri più belli che abbia letto in vita mia: “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman.

La “quarta di copertina” così recita:

"In un gruppo di persone, un uomo nota una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri. Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile e ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo. Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore.."

Sullo scaffale della libreria quel titolo e quelle poche righe mi avevano colpito immediatamente. Leggendolo ci si accorge che si tratta di un libro complesso, che ci spinge ad una profonda riflessione sui rapporti umani e sulla passione. Dopo averlo letto mi è capitato di riprenderlo più volte, rileggerne con attenzione alcuni passi, segnarmi alcuni passaggi (come di solito faccio con i libri di poesie), affinché le sensazioni suscitate dalle parole penetrino a fondo nell'anima.

mercoledì 12 dicembre 2007

Senza titolo


Accade che a volte, vincendo un po’ di naturale resistenza, ma spinti da irresistibile curiosità, solleviamo il coperchio di quello strano baule che avevamo deciso di dimenticare in soffitta. Sapevamo della sua esistenza. Ma non lo avevamo mai preso in considerazione.

Lo facciamo senza un vero perché, per curiosità soprattutto, per fascino dell’ignoto, per spirito di avventura.

Il baule rivela i suoi tesori. Avremmo forse dovuto aspettarcelo, ma la scoperta ci lascia di stucco.

Non ci accorgiamo, dapprincipio, che dopo nulla sarà più come prima.

Improvvisamente cambia la prospettiva. Non ci aspettavamo che un semplice baule potesse contenere così tante ricchezze.

Ora siamo scoperti, deboli, insicuri. Perché abbiamo paura che quei tesori ci sfuggano dalle mani.

Ci ritroviamo così a pentirci di essere stati così avventati, di esserci lanciati in un’avventura più grande di noi, di aver osato entrare in una dimensione che non eravamo in grado di gestire.
Ci interroghiamo: sarà valsa la pena di investire le nostre energie e il nostro coraggio rischiando di soffrire?

Un po’ quello che accade tra gli esseri umani, si schiudono porte che credevamo serrate, ci si ritrova in mondi inesplorati e sconosciuti. Si allargano le braccia per far posto ad un altro…

venerdì 7 dicembre 2007

Il burrone



Burrone. Il fondo.
Raschia la notte.
Ramo. Fronde scosse.

Promesse? – non serve.
Ti stendi? Mi sdraio.
Con me sei diventato giramondo.

Dal rancido di brande
sorbire la notte
a gocce…Tosse. Soffochi. Trangugia

a sazietà! Regolare
è il buio! Regalato –
Dio: al baratro prostrarsi…

(Ignoro l’ora.)
Notte: saperla attraverso
le finestre
– saperla un poco. Impara

la notte come i ladri –
la notte come le montagne.
(Ognuna di noi, la notte
è Sinai…)

Non saprai mai cosa brucio, cosa perdo
- muto arresto di cuori! –
sul tuo petto vuoto, tenero, bollente,
mio arrogante caro!

Non saprai mai di quali non-nostre
bufere hai leccato le ferite!
Non montagna, non burrone, muro:
valico dell’anima!

Non sentire! Di dolente delirio
mercurio…Discorso di ruscello…
Fai bene a prendere alla cieca. Le nuvole soltanto
rincorrono lo sghembo acquazzone
.

Ti stendi? Mi stendo. Sto bene. Sto buona.
Come corpi alla guerra: in fila
e in armonia. (Si dice che sul fondo del burrone…
ma forse – del cielo!)

In questa folle corsa di alberi insonni
Qualcuno è calpestato a morte.
Che la tua vittoria è disastro di legioni –
Lo sai, giovane Davide?

Marina Cvetaeva, settembre 1923

Ritorno sul tema dell’assenza e sulla mia poetessa preferita. Forse perché in questo periodo avverto sempre più forte un senso di sfaldamento e soffro l’assenza.

In una lettera a Aleksandr Bachrach, giovane letterato russo, Marina Cvetaeva scriveva così di sé stessa: “Io sono più passionale di Voi nella mia vita epistolare: persona di sentimenti, nell’assenza mi trasformo in creatura di passioni, giacché la mia anima è passionale, e l’assenza è il paese dell’Anima.”.

mercoledì 28 novembre 2007

Desire is hunger, is the fire I breathe

E' sempre un piacere scoprire che Michael Stipe, cantante e leader dei REM, va in giro a cantare e a esibirsi qua e là con grandi artisti rock. Stavolta ho trovato su You tube questa bellissima "Because the night" con Bruce Springsteen dal vivo. Trovo che la versione di Michael sia perfetta (io però sono una fan accanita della sua voce e delle sue interpretazioni).
Vale la pena seguire il testo (fu scritta da Bruce Springsteen e la portò alla gloria Patti Smith).

take me now baby here as I am
pull me close, try and understand
desire is hunger is the fire I breathe
love is a banquet on which we feed
come on now try and understand
the way I feel when I'm in your hands
take my hand come undercover
they can't hurt you now,
can't hurt you now, can't hurt you now
because the night belongs to lovers
because the night belongs to lust
because the night belongs to lovers
because the night belongs to us

have I doubt when I'm alone
love is a ring, the telephone
love is an angel disguised as lust
here in our bed until the morning comes
come on now try and understand
the way I feel under your command
take my hand as the sun descends
they can't touch you now,
can't touch you now, can't touch you now
because the night belongs to lovers ...
with love we sleep
with doubt the vicious circle
turn and burns
without you I cannot live
forgive, the yearning burning
I believe it's time, too real to feel
so touch me now, touch me now, touch me now
because the night belongs to lovers ...
because tonight there are two lovers
if we believe in the night we trust
because tonight there are two lovers ...