martedì 4 gennaio 2011

Avresti potuto essere gentile con me



Avresti potuto dirmelo
al momento giusto
Avresti potuto presentarmi con orgoglio
Non era necessario che mi baciassi
Non era necessario nemmeno che mi toccassi
Ma
Avresti dovuto essere gentile con me
Sarebbe stato così facile
E nei momenti
in cui ero giù
avresti potuto esserci
Avresti potuto parlare per una volta in mio favore
Non era necessario che mi toccassi
Ma
Avresti dovuto essere gentile con me
Avresti dovuto essere gentile con me
Non ti sarebbe costato nulla
E nei momenti
In cui ero a terra
Non dovevi dirmi "te l'avevo detto"
Avresti potuto aspettare
Avresti potuto aspettare
Avresti potuto aspettare

Una volta



Voglio iniziare il ventiundici con questo Eddie Vedder che canta a squarciagola quasi disperato. Il brano è del 1991, tratto dall'album Ten, ma questa è una versione del 2004. Senz'altro per me uno dei migliori gruppi rock esistenti.

lunedì 18 ottobre 2010

mentre lavoro




E' arrivato davvero l'autunno ed è tempo di ricominciare.

We move through miracle days
Spirit moves in mysterious ways
She moves with it
She moves with it
Lift my days, light up my nights

martedì 24 agosto 2010

Dormo irrequieta



Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose
allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia
di fame di carne
quel che non so cosa sia
definitivamente l'indefinito.
Dormo irrequieto
e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto,
mezzo sognando.

Fernando Pessoa

giovedì 29 luglio 2010

Il ritmo mi ottunde



Butto nel contenitore le poesie che leggo in giro e che raccolgo perché altro non so scrivere. Sarà per via dell'estate, o perché si ha bisogno ogni tanto di tacere.
Attraverso le poesie esprimo le emozioni che attraversano il mio animo, in attesa di trovare parole mie.

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Il ritmo ottunde le mie povere idee
a me piacciono i revivals dei negri,
la loro segreta esuberanza:
se fossi vissuta in Africa,
avrei danzato attorno a un fuoco
dicendo ch’era il mio Dio.
Poiché son nata in Italia,
ballo intorno al tuo corpo
la danza dello stregone
affinché tu risorga
a risanarmi l’anima.
Ma nessuno che mi accompagni
con cembali o trombe dorate;
forse soltanto gli angeli
hanno pietà di un carme solitario.
Ho vergogna delle notti che hanno invaso il piacere,
vergogna di me stessa e paura,
che possa ancora ripetersi
che io diventi acqua
e che tu mi beva dal limbo
della tua luce segreta.
O ruscelletto mio, accorta voragine di sogno,
paradiso tremulo dei miei carmi,
portami alla tua serra,
che io muoia del profumo dei fiori,
irripetibile terra
di un amore ferito.

(Alda Merini)

lunedì 26 luglio 2010

Senza parole





(...) Riottosa a ogni tipo di amore
sei entrato tu a invadere il mio silenzio
e non so dove tu abbia visto le mie carni
per desiderarle tanto.
E non so perché tu abbia avuto il mio corpo
per poi andartene
con il grido dell'ultima morte.
Se mi avessi strappato il cuore
o tolto l'unico arto che mi fa male
o scollato le mie giunture
non avrei sofferto tanto
come quando tu un giorno insperato
mi hai tolto la pelle dell'anima.

(Alda Merini)

giovedì 3 giugno 2010

Parole



Amore semplicissimo che crede alle parole,
poichè non posso fare quello che voglio fare
non ti posso abbracciare né baciare
il mio piacere è nelle mie parole
e quando posso ti parlo d'amore.
Così seduta davanti a un bicchiere
in un posto pieno di persone
se la tua fronte si increspa veloce
io parlo ad alta voce nell'ardore
tu non mi dici fa meno rumore
che ognuno pensi pure quel che vuole
io mi avvicino sciolta di languore
e tu negli occhi hai un tenero velame
io non ti tocco, no, neanche ti sfioro
ma nel tuo corpo mi sembra di nuotare,
e il divano di quel bar salotto
quando ci alziamo sembra un letto sfatto.

(Patrizia Cavalli)