Non conoscevo i Breathless di sette anni fa e questi mi hanno catturato, tanto che da alcuni giorni non ascolto quasi altro.
Un piccolo sassolino nel mare.

Così smarrito gelava il petto,
ma andavo con passi leggeri.
Infilai nella mano destra
il guanto della sinistra.
Parevano tanti i gradini,
pure sapevo: erano solo tre!
Un fiato d’autunno fra gli aceri
invocava “Muori con me!
Sono ingannato da un destino
triste, infido, crudele”.
Gli risposi “Caro, caro,
anch’io. Morirò con te…”
Questo è il canto dell’ultimo incontro.
Gettai uno sguardo alla casa buia.
Solo in stanza da letto le candele
Ardevano di un lume indifferente e giallo.
Anna Achmatova, 1911
Rovisto dentro Youtube alla ricerca di qualcosa di interessante e a volte, in mezzo a tanto ciarpame, lo trovo. Ecco che qui mi sono imbattuta in un buon esempio di fusione tra danza del ventre e flamenco, proveniente dall’Argentina.
Qui le ballerine danzano su un ritmo di farruca, uno dei palos del flamenco denominato “jondo”, uno stile serio, che esprime sentimenti profondi, spesso tragici. Tratta di solito di temi drammatici, come l’amore legato al disinganno o al dolore, e si balla con una espressione profonda e molto intimista.
La farruca è uno dei palos del flamenco più recenti. La sua origine si ritrova nel folclore del Nord della Spagna, trasportato in Andalusia dai giovani che si spostavano per andare a lavorare nelle taverne o come friggitori di pesce, poi adattata dai musicisti andalusi e inglobata nel flamenco. La versione flamenca di questo canto divenne estremamente popolare nella prima metà del ventesimo secolo.