giovedì 29 luglio 2010

Il ritmo mi ottunde



Butto nel contenitore le poesie che leggo in giro e che raccolgo perché altro non so scrivere. Sarà per via dell'estate, o perché si ha bisogno ogni tanto di tacere.
Attraverso le poesie esprimo le emozioni che attraversano il mio animo, in attesa di trovare parole mie.

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Il ritmo ottunde le mie povere idee
a me piacciono i revivals dei negri,
la loro segreta esuberanza:
se fossi vissuta in Africa,
avrei danzato attorno a un fuoco
dicendo ch’era il mio Dio.
Poiché son nata in Italia,
ballo intorno al tuo corpo
la danza dello stregone
affinché tu risorga
a risanarmi l’anima.
Ma nessuno che mi accompagni
con cembali o trombe dorate;
forse soltanto gli angeli
hanno pietà di un carme solitario.
Ho vergogna delle notti che hanno invaso il piacere,
vergogna di me stessa e paura,
che possa ancora ripetersi
che io diventi acqua
e che tu mi beva dal limbo
della tua luce segreta.
O ruscelletto mio, accorta voragine di sogno,
paradiso tremulo dei miei carmi,
portami alla tua serra,
che io muoia del profumo dei fiori,
irripetibile terra
di un amore ferito.

(Alda Merini)

lunedì 26 luglio 2010

Senza parole





(...) Riottosa a ogni tipo di amore
sei entrato tu a invadere il mio silenzio
e non so dove tu abbia visto le mie carni
per desiderarle tanto.
E non so perché tu abbia avuto il mio corpo
per poi andartene
con il grido dell'ultima morte.
Se mi avessi strappato il cuore
o tolto l'unico arto che mi fa male
o scollato le mie giunture
non avrei sofferto tanto
come quando tu un giorno insperato
mi hai tolto la pelle dell'anima.

(Alda Merini)

giovedì 3 giugno 2010

Parole



Amore semplicissimo che crede alle parole,
poichè non posso fare quello che voglio fare
non ti posso abbracciare né baciare
il mio piacere è nelle mie parole
e quando posso ti parlo d'amore.
Così seduta davanti a un bicchiere
in un posto pieno di persone
se la tua fronte si increspa veloce
io parlo ad alta voce nell'ardore
tu non mi dici fa meno rumore
che ognuno pensi pure quel che vuole
io mi avvicino sciolta di languore
e tu negli occhi hai un tenero velame
io non ti tocco, no, neanche ti sfioro
ma nel tuo corpo mi sembra di nuotare,
e il divano di quel bar salotto
quando ci alziamo sembra un letto sfatto.

(Patrizia Cavalli)

venerdì 14 maggio 2010

Brevi partenze



Mi allontano, parto, distacco.
Un piccolo dolore acuto alla bocca dello stomaco.

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Nella immensa città mia, notte,
dalla casa assonnata vado via.
E la gente crede: moglie, figlia
Solo una cosa io mi ricordo: notte.

Il vento di luglio mi spazza il cammino,
da qualche finestra una musica appena.
Vento, è tempo di soffiare fino all’alba,
per le sottili pareti del petto, nel petto.

Un pioppo nero c’è. E, alla finestra, una luce.
Sulla torre campane e, nella mano, un fiore,
e questo passo dietro a nessuno,
e quest’ombra: ma non ci sono io.

Le luci sono fili di dorate collane,
e in bocca il sapore
di una notturna fogliolina.
Liberatemi dai nodi del giorno,
amici, capitelo: mi state sognando.

17 luglio 1916, Mosca

Marina Cvetaeva (da Insonnia)

lunedì 10 maggio 2010

Coprimi grandemente




Coprimi grandemente
scioglimi
e in me resta.

E poi fammi respirare
lenta chiusa
dentro la tua festa.

(Patrizia Cavalli)

martedì 27 aprile 2010

La Fenice


Oltre il cielo
Su lontani cammini
Attraverserò le porte del buio
Per nuove luci

Nella valle della dimenticanza
Nei campi del fuoco
Ho bevuto il vino della solitudine
Per lunghe stagioni

Racconterò le favole delle nuvole
Per dormire 1000 anni
Griderò la mia nostalgia alle stelle
Per risvegliarmi al loro chiarore

Oh vita seguirò solitaria la tua eco
Per poterne cantare i segreti
E alla fine della terra
Raccoglierò un fiore dimenticato
Dal silenzio delle parole
Dalle spighe di grano
Riprenderà il colore la cenere
Ed i miei occhi torneranno ad amare di nuovo

giovedì 22 aprile 2010

Sevillanas

La sevillana è un ballo popolare e di festa. Si balla in piazza di solito durante le feste in tutta l’Andalusia, soprattutto durante la “Feria de Abril” a Siviglia, e la ballano proprio tutti, anziani, giovani, bambini, tutti vestiti a festa con gli abiti tradizionali (quello della bailaora ne è un tipico esempio).
Per chi ha pazienza e vuole conoscerne i dettagli (e legge in spagnolo o inglese) rimando a questo link.
Questo brano è tratto da un altro film di Carlos Saura, “Sevillanas”.
Questa sevillana mi ha sempre mosso qualcosa dentro. E’ così “perfetta” e pulita nei movimenti che si direbbe perfino troppo “ordinata” per suscitare emozioni. Eppure il canto, la pulizia del ballo, la grazia degli incroci e dei lievi abbracci, gli scambi di sguardi tra i due ballerini la rendono a mio avviso leggera e sensuale.