mercoledì 12 dicembre 2007

Senza titolo


Accade che a volte, vincendo un po’ di naturale resistenza, ma spinti da irresistibile curiosità, solleviamo il coperchio di quello strano baule che avevamo deciso di dimenticare in soffitta. Sapevamo della sua esistenza. Ma non lo avevamo mai preso in considerazione.

Lo facciamo senza un vero perché, per curiosità soprattutto, per fascino dell’ignoto, per spirito di avventura.

Il baule rivela i suoi tesori. Avremmo forse dovuto aspettarcelo, ma la scoperta ci lascia di stucco.

Non ci accorgiamo, dapprincipio, che dopo nulla sarà più come prima.

Improvvisamente cambia la prospettiva. Non ci aspettavamo che un semplice baule potesse contenere così tante ricchezze.

Ora siamo scoperti, deboli, insicuri. Perché abbiamo paura che quei tesori ci sfuggano dalle mani.

Ci ritroviamo così a pentirci di essere stati così avventati, di esserci lanciati in un’avventura più grande di noi, di aver osato entrare in una dimensione che non eravamo in grado di gestire.
Ci interroghiamo: sarà valsa la pena di investire le nostre energie e il nostro coraggio rischiando di soffrire?

Un po’ quello che accade tra gli esseri umani, si schiudono porte che credevamo serrate, ci si ritrova in mondi inesplorati e sconosciuti. Si allargano le braccia per far posto ad un altro…

2 commenti:

ubik ha detto...

Qunado manca una definizione, un titolo è come se mancasse un confine, e si fatica a capirne l'identità e l'essenza. Quello che scrivi mi colpisce molto anche se ci conosciamo davvero pochissimo e immagino quali porte si siano aperte e quali soffitte sono state visitate.
Per quanto mi riguarda questo periodo vivo quasi barricato. Mi vedo come un muro di cinta che difende la cittadina dagli assalti di chiunque: tartari, mongoli, barbari. Orde stile Signore degli Anelli e Raminghi che si difendono. Vabbè abbracci e saluti.

Stregazelda ha detto...

ubik,
era senza titolo poiché indefinibile. E il titolo “Senza titolo” era un titolo di per sé.
L’ho scritto di getto, sull’onda di emozioni che non sapevo come esprimere. Dopo averlo pubblicato avrei desiderato cancellarlo, mi sentivo scoperta, esposta. Non sono abituata ad esserlo, mi rende vulnerabile.
Mi barrico spesso anch’io nella mia cittadella, sono al riparo dagli assalti e dagli sguardi altrui. Però aprirsi è bellissimo, si scopre tutto un universo che non avremmo mai immaginato, si aprono porte, prospettive che non avevamo previsto, e non importa poi molto se si soffrirà un po’…